Come guadagnare con le azioni in borsa

Quali sono le strategie pratiche per speculare in borsa ed ottenere capital gain?

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Quando si decide di speculare in borsa esistono differenti metodologie di approccio al mercato, con l’obbiettivo finale di terminare l’operazione di investimento con un incremento del nostro capitale. Nel caso delle azioni si ha come riferimento principale il prezzo del titolo al momento delle contrattazioni, prezzo che non rimane mai fermo ma varia continuamente durante il giorno, in base al volume di scambi che lo caratterizzano.

Nello specifico, quando un titolo ha un volume di acquisti superiore a quello delle vendite, ecco che il prezzo unitario di ogni singola azione subisce una variazione percentuale, che determina poi il ritorno economico.

azioni in borsa

Ecco un esempio pratico:

Titolo Enel: prezzo unitario per azione 2,90

Acquistando 1000 azioni si ha un controvalore di 2.900 euro

Un aumento del 10% durante la seduta giornaliera o settimanale ci induce a realizzare il profitto vendendo il nostro pacchetto di azioni.

Il nostro capitale di 2.900 iniziali passa a 3.190 (10% di incremento) dal quale bisogna togliere le commissioni del broker e le tasse di fine anno sull’utile totale del nostro portafoglio.

Il guadagno ottenuto con questa semplice operazione di acquisto e vendita, viene nominato capital gain. Una seconda fonte di reddito delle azioni è poi rappresentata dalla distribuzione dei dividendi, ovvero la quota di utile societario distribuita tra i titolari di quote azionarie, ma non tutte le azioni garantiscono i dividendi, solo quelle di risparmio.

Le azioni ordinarie attribuiscono sì i dividendi, ma solo in via residuale e sempre se non venga deciso altrimenti: reinvestire gli utili.

Un segreto per non posizionarsi per lunghi periodi su un titolo, in attesa di ricevere pure il dividendo, è quello di entrare sul titolo a ridosso della distribuzione del dividendo, sempre che lo stesso titolo sia in un trend positivo ovviamente, in maniera da abbinare la performance borsistica a quella del dividendo.

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Bisogna ricordare che lo stacco del dividendo incide sulla performance giornaliera, per cui se osserverete un decremento del titolo, questo decremento incorpora semplicemente la distribuzione dell’utile, per cui basterà aspettare qualche seduta per vedere riallineare il valore ai livelli precedenti.

Una metodologia più difficile è quella dello shortista, ovvero colui che specula sul ribasso del titolo con la famosa tecnica della vendita allo scoperto, che premia l’investitore in caso di decremento di valore dell’azione.

Ecco in cosa consiste brevemente:

  1. Si decide di utilizzare lo short selling sul titolo A. Per le operazioni sul titolo A, è previsto, ad esempio, un margine di Garanzia del 50%.
  2. Si immette l’ordine di vendita per 1.000 azioni al prezzo, per esempio, di 5 Euro.
  3. L’ordine di vendita è eseguito sul mercato ed il controvalore dell’operazione (1.000 azioni x 5 Euro cad. = 5.000 Euro) è trattenuto dalla Banca assieme al Margine di Garanzia del 50% (il 50% di 5 Euro moltiplicato per 1.000 azioni = 2.500 Euro).
  4. Quando si decide di chiudere l’operazione di short selling, si deve acquistare lo stesso numero di titoli: si riacquistano i titoli al prezzo di 4 Euro. La spesa necessara per riacquistare i titoli è perciò pari a 4.000 Euro (1.000 azioni x 4 Euro cad. = 4.000 Euro).
  5. Il risultato dell’operazione è dato dalla differenza tra quanto incassato dalla vendita (5.000 Euro) e quanto speso per il riacquisto dei titoli (4.000 Euro), ovvero, in questo caso un guadagno di 1.000 Euro.

Quando si investe in azioni si deve stabilire anche una strategia temporale, ovvero capire se si è più portati per un trading mordi e fuggi o uno di prospettiva e questo lo si capisce solo operando.

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Nel primo caso si parla di scalping ovvero la speculazione più veloce che ci sia, basata su piccole variazioni di prezzo che necessitano capitali importanti per realizzare un utile significativo. Il punto  favore di questa tecnica è la possibilità di sfruttare variazioni minime dal prezzo di apertura del titolo e uscire in tempi rapidi evitando l’altalena giornaliera. Quello negativo invece è determinato dal rischio di uno scostamento violento del valore azionario che può provocare gravi perdite essendo impegnato un capitale importante.

Nel secondo caso si parla di cassettista, ovvero colui che intuisce i margini di crescita potenziali di un titolo e lascia il capitale investito per lunghi periodi, senza visionare seduta per seduta l’andamento del prezzo ed evitando in questo modo lo stress provocato dalle oscillazioni del mercato.

Mai dimenticare che le variazioni di prezzo non sono determinate solamente dall’andamento economico dell’azienda, ma anche dal sentiment del mercato, visto che operazioni con volumi importanti di denaro per opera di grandi fondi, spostano violentemente gli indici per pura strategia speculativa.

azioni tokyo

Chi non è “pratico” della borsa e viene attratto da salite repentine del titolo è solitamente portato a seguire la scia dell’incremento di valore, non sapendo che nel momento in cui il fondo disinveste il proprio pacchetto per realizzare l’utile (e che utile…) ecco crollare il titolo, lasciando il piccolo risparmiatore con una perdita e la sensazione di essere stato beffato da situazioni a lui non comprensibili.

Quindi se siete neofiti del trading, fatevi consigliare sempre da un esperto del settore, perchè gettarsi nella mischia può risultare molto doloroso, specie quando si entra in un momento del mercato dove si guadagna facilmente e ci si convince di essere dei fenomeni del trading, salvo poi pagare dazio quando lo scenario cambia radicalmente mettendo a nudo la nostra impreparazione.

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